Venere in pelliccia su RaiPlay: il gioco perverso di Polanski che vi ipnotizzerà (e disturberà)

Ana Maria Perez

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Scena dal film "Venere in pelliccia" di Polanski con un uomo e una donna in costume teatrale in un set.

Un teatro deserto. Una porta che sbatte. Un regista esausto che sta per andarsene dopo una giornata di provini disastrosi. E poi lei: Vanda. Vestita male, truccata troppo, apparentemente senza eleganza né talento. Ma con un copione pieno di appunti in mano e una determinazione che non accetta no come risposta.

In 96 minuti, Venere in pelliccia diventa una danza, un duello, un gioco sadomaso psicologico dove non capisci mai chi domina davvero chi. È il Polanski più teatrale, più claustrofobico, più chirurgico. E probabilmente il suo film più seducente e inquietante allo stesso tempo.

Presentato al Festival di Cannes 2013 (candidato alla Palma d’Oro), il film ha diviso critica e pubblico come solo Polanski sa fare. Ma una cosa è certa: una volta iniziato, non riuscirete a staccare gli occhi dallo schermo.

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Chi domina chi? (Spoiler: non lo saprete mai)

Thomas (Mathieu Amalric) è un regista teatrale che sta adattando il romanzo ottocentesco Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch, il testo che ha dato il nome al masochismo. Cerca l’attrice perfetta per interpretare Wanda von Dunajew, la donna aristocratica che seduce e domina il protagonista riducendolo a suo schiavo.

Dopo una giornata di provini inutili, sta per mollare tutto quando irrompe Vanda (Emmanuelle Seigner). Sembra l’antitesi di ciò che cerca: volgare, disorganizzata, isterica. Ma insiste per fare il provino. E da quel momento, il film si trasforma in qualcosa di molto più pericoloso di un semplice audizione.

Vanda conosce il copione a memoria. Meglio: lo possiede. Inizia a recitare, e Thomas cade nella trappola. Lei prende il controllo delle luci, della musica, delle battute. Lui, che credeva di dirigere, finisce diretto. Il rapporto di dominio-sottomissione del romanzo si riversa nella realtà, ma con i ruoli continuamente invertiti.

Chi è davvero Vanda? Un’attrice geniale? Una donna che ha studiato troppo bene? Una manipolatrice? La Venere stessa scesa dal romanzo per punire Thomas? Polanski non dà mai risposte definitive, e questo è esattamente il punto.

Emmanuelle Seigner: la performance della vita

Emmanuelle Seigner (moglie di Polanski nella vita reale) regala qui una delle sue performance più impressionanti. Vanda inizia come una macchietta quasi comica: l’attrice disperata che parla troppo, che si veste male, che sembra fuori posto. Ma piano piano, scena dopo scena, si trasforma.

Diventa seducente, minacciosa, padrona assoluta del gioco. Alterna la leggerezza alla crudeltà, la seduzione alla derisione. È terrificante nella sua capacità di manipolare Thomas, ma mai caricaturale. Ogni gesto è calibrato, ogni sguardo è un’arma.

La critica internazionale ha notato immediatamente la somiglianza tra Amalric e lo stesso Polanski: la fisicità minuta, l’attitudine intellettuale, la vulnerabilità sotto la facciata di controllo. Non è difficile vedere in Thomas una proiezione del regista stesso, e questo aggiunge un ulteriore livello di lettura al film.

Polanski: quando il teatro diventa cinema (e il cinema diventa trappola)

Venere in pelliccia è essenzialmente una pièce teatrale filmata. Due attori, un’unica location, dialoghi serrati. Ma Polanski dimostra di essere un maestro nel trasformare i limiti in punti di forza.

La macchina da presa si muove con la precisione di un chirurgo. Ogni inquadratura è calibrata al millimetro. La luce cambia costantemente, riflettendo i cambi di potere tra i due protagonisti. Quando Vanda domina, la luce è calda, sensuale. Quando Thomas riprende controllo (o crede di farlo), torna fredda, clinica.

Il teatro diventa una trappola claustrofobica dove Thomas è prigioniero non solo fisicamente, ma psicologicamente. E noi, spettatori, siamo intrappolati con lui. Come notava il Corriere della Sera: “Il mondo esterno non esiste nel film in cui il regista sedimenta e metaforizza il suo da sempre acceso erotismo”.

La tensione sessuale è palpabile ma mai esplicita. Non c’è nudità (o quasi), non ci sono scene di sesso. Eppure il film è uno dei più erotici di Polanski proprio perché tutto resta nel non detto, nel gioco di sguardi, nel linguaggio del corpo.

Un film che non è per tutti (e va benissimo così)

Diciamolo subito: Venere in pelliccia non è un film per il grande pubblico. È lento, dialogato, teatrale. Se cercate azione, colpi di scena, o una trama lineare, siete nel posto sbagliato.

Ma se amate il cinema che sfida, che provoca, che ti obbliga a pensare, questo è un capolavoro. È un film che si nutre di ambiguità, di tensione psicologica, di giochi di potere. Repubblica lo definiva “forse il caso più esemplare di paladino della generazione ribelle che, senza perdere nulla dell’originaria vena trasgressiva, occupa oggi il centro della scena come uno dei più grandi cineasti viventi”.

I numeri danno ragione alla critica: 89% di gradimento su Rotten Tomatoes (critica), 85% dal pubblico, 7.1/10 su IMDb, 82% su Google. Non male per un film che dura 96 minuti, ha solo due attori, e si svolge interamente in un teatro vuoto.

Leopold von Sacher-Masoch: il romanzo che ha dato nome al masochismo

Il film è basato sulla pièce teatrale di David Ives (2010), che a sua volta si ispira al romanzo Venere in pelliccia (1870) di Leopold von Sacher-Masoch. Sì, proprio lui: l’autore austro-ungarico dal cui cognome deriva il termine “masochismo” (coniato dallo psichiatra Richard von Krafft-Ebing).

Il romanzo racconta di Severin von Kusiemski, un nobile che convince Wanda von Dunajew a dominarlo e umiliarlo, fino a firmare un contratto che lo riduce a suo schiavo. È un testo fondamentale per capire le dinamiche di dominio e sottomissione nel desiderio erotico.

Polanski e Ives usano questo romanzo come specchio: cosa succede quando l’arte imita la vita, o quando la vita imita l’arte? Chi sta recitando e chi sta vivendo? E soprattutto: quando finisce la finzione e inizia la realtà?

Cannes 2013: candidato alla Palma d’Oro

La prima mondiale al Festival di Cannes 2013 fu accolta con recensioni entusiaste. La critica francese lo definì “un film perfetto nella sua imperfezione teatrale”. Variety scrisse che Seigner regala “una performance tour-de-force che dovrebbe finalmente darle il riconoscimento che merita”.

Non vinse la Palma d’Oro (andò a La vita di Adele), ma conquistò un posto speciale nel cuore degli appassionati di cinema d’autore. È quel tipo di film che non dimentichi, che continui a rimuginare giorni dopo averlo visto.

Perché dovreste vederlo (anche se vi farà sentire a disagio)

Venere in pelliccia è un film che mette a disagio. Non perché sia violento o esplicito, ma perché ti obbliga a confrontarti con dinamiche di potere, manipolazione e desiderio che preferiremmo non guardare troppo da vicino.

È un film su come il desiderio sia sempre un gioco di dominio. Su come chi sembra debole possa essere fortissimo. Su come l’arte sia sempre un atto di seduzione e manipolazione. E su come Roman Polanski, nonostante tutto, resti uno dei registi più intelligenti e provocatori del cinema contemporaneo.

Non è un film facile. Non è un film comodo. Ma è un film necessario per chiunque ami il cinema che non ha paura di essere intelligente, spiazzante, teatrale, sensuale.

Come conclude perfettamente l’articolo originale: “Nella finzione come nella vita, non c’è mai un solo modo di leggere una storia”. E Venere in pelliccia è la prova definitiva di questa verità.

Le considerazioni di tveserie.it

Venere in pelliccia è Polanski al suo meglio: cerebrale, provocatorio, impossibile da ignorare. Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric regalano due delle performance più intense del cinema europeo degli ultimi anni. E per 96 minuti, quel teatro vuoto diventa il luogo più vivo, sensuale e inquieto che si possa immaginare.

Non è per tutti. Ma per chi lo apprezza, è un’esperienza cinematografica che lascia il segno.

Consigliato per: amanti di Polanski, fan del cinema teatrale, chi apprezza performance attoriali straordinarie, appassionati di giochi psicologici e dinamiche di potere, e tutti coloro che credono che il miglior cinema sia quello che disturba le acque calme.

Dove vederlo: Disponibile su RaiPlay in streaming gratuito

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