Le scatolette di tonno sembrano innocue, anzi: comode, gustose, ricche di proteine e perfette per chi è sempre di corsa. Ma cosa succede davvero se ne mangi troppe? Dietro al sapore delicato del tonno in scatola si nasconde un rischio silenzioso che può accumularsi giorno dopo giorno: il mercurio.
Se pensi che sia un problema solo per chi è in gravidanza o per i bambini, ti sbagli di grosso. Anche gli adulti sani rischiano di superare la soglia raccomandata senza accorgersene.
Il mercurio: da dove arriva e perché finisce proprio nel tonno
Il mercurio è un metallo pesante naturalmente presente in natura, ma che aumenta nei mari a causa delle attività industriali. Una volta rilasciato nell’acqua, viene trasformato dalla microflora marina in metilmercurio, la sua forma più pericolosa.
Il metilmercurio si accumula nei pesci, soprattutto in quelli grandi e predatori, come il tonno. Più lunga è la vita del pesce e più in alto si trova nella catena alimentare, più mercurio accumula nei suoi tessuti. E noi ce lo ritroviamo nel piatto.
Il tonno in scatola è davvero sicuro?
Dipende da quanto ne mangi. In base alle normative europee aggiornate (Regolamento UE 2023/915), il tonno può contenere fino a 1 mg di mercurio per kg di prodotto, un valore più alto rispetto ad altri pesci.

In media, una scatoletta da 80 grammi può contenere fino a 80 microgrammi di mercurio. È tanto? Dipende dal tuo peso.
L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha stabilito che non si dovrebbero superare 1,3 microgrammi di metilmercurio per ogni chilo di peso corporeo a settimana.
Tradotto:
- un adulto di 70 kg può tollerare 91 microgrammi a settimana
- una donna incinta o un bambino non dovrebbe superare i 45-60 microgrammi
Una sola scatoletta potrebbe già portarti vicino al limite settimanale, soprattutto se consumi anche altri pesci.
E se ne mangio 3 o 4 a settimana?
Allora sì, il rischio aumenta. Studi recenti hanno evidenziato che molte scatolette vendute nei supermercati superano abbondantemente i livelli raccomandati di mercurio per pesci non predatori (0,3 mg/kg), pur restando entro i limiti per il tonno.
Il problema è che questo accumulo non si avverte subito. Il metilmercurio si deposita nei tessuti, in particolare nel cervello, e può dare effetti nel tempo:
- danni neurologici
- problemi di memoria e concentrazione
- effetti sullo sviluppo del sistema nervoso nei bambini
- possibile impatto sul fegato e sui reni
Il tonno fa male?
No, se consumato con moderazione. Il tonno è una fonte importante di proteine e omega-3, ma proprio per questo non va demonizzato, va solo contestualizzato nella dieta.
Le autorità sanitarie raccomandano:
- per gli adulti sani: massimo 300 grammi di tonno in scatola a settimana, pari a 3-4 scatolette da 80 g
- per le donne incinte, in allattamento e i bambini: non più di 175 grammi a settimana
Chi rischia di più
- Donne in gravidanza: il mercurio attraversa la placenta e può influenzare lo sviluppo cerebrale del feto.
- Bambini: il sistema nervoso è in pieno sviluppo ed è molto più sensibile alle neurotossine.
- Chi segue diete iperproteiche o mangia tonno ogni giorno: spesso non si accorge del rischio di sovraesposizione.

Le alternative più sicure (ma comunque gustose)
Se vuoi evitare il mercurio ma non rinunciare al pesce, ci sono ottime alternative:
- sardine
- sgombro (non reale)
- merluzzo
- alici
- salmone di allevamento controllato
Tutti pesci con vita breve, che accumulano pochissimo mercurio. E spesso più ricchi di omega-3 del tonno!
Il tonno quindi va evitato?
Assolutamente no. Ma va limitato con intelligenza, come ogni alimento che può comportare rischi se consumato in eccesso.
La regola è semplice:
- non mangiarlo tutti i giorni,
- varia le fonti proteiche,
- e scegli con attenzione il prodotto (tonno pinna gialla o tonnetto striato contengono meno mercurio del tonno rosso).
Per te, per la tua famiglia, per la tua salute.