The Glory non è per tutti. I primi 30 minuti sono tra i più difficili da guardare nella storia recente delle serie TV. Non per scarsa qualità, anzi: proprio perché è talmente ben fatto, talmente brutale e realistico che vorrete spegnere tutto e nascondervi sotto le coperte. Ma non fatelo. Perché quello che viene dopo è uno dei thriller psicologici più avvincenti, intelligenti e catartici che la televisione coreana (e mondiale) abbia mai prodotto.
Uscita in due parti tra dicembre 2022 e marzo 2023, The Glory ha conquistato il mondo: 436,9 milioni di ore visualizzate nei primi 28 giorni, quinta serie non in lingua inglese più vista di sempre su Netflix, 83% su Rotten Tomatoes, 98% di gradimento dagli utenti Netflix. Numeri che raccontano solo una parte della storia.
Moon Dong-eun: la vendetta come unica ragione di vita
Moon Dong-eun (interpretata da Song Hye-kyo da adulta, Jung Ji-so da adolescente) ha vissuto l’inferno alle superiori. Non il solito bullismo fatto di insulti e spintoni. No: torture fisiche quotidiane. Il gruppo di bulli capeggiato da Park Yeon-jin la bruciava con una piastra per capelli, lasciandole cicatrici permanenti su tutto il corpo. Gli insegnanti guardavano dall’altra parte. La madre la picchiava. La polizia se ne fregava. Nessuno l’ha aiutata.
Così Dong-eun ha abbandonato la scuola. E ha passato i successivi 18 anni a pianificare la vendetta perfetta. Ha studiato, si è fatta da sola, è diventata insegnante elementare. E quando ha visto Yeon-jin (Lim Ji-yeon) in TV – bella, ricca, sposata, con una figlia – ha messo in moto il suo piano: diventare la maestra della figlia della sua tormentatrice.
La serie si apre nel presente, con Dong-eun fredda, calcolatrice, monoespressiva. Song Hye-kyo (quella di Descendants of the Sun, la “regina del melodramma coreano”) qui è irriconoscibile: non sorride fino al secondo episodio, non ride fino al quinto. È un’interpretazione controllata, glaciale, devastante. E per questo ha vinto il premio come Miglior Attrice ai Baeksang Arts Awards, gli Oscar coreani.
Non aspettatevi sangue: questa vendetta è chirurgica
Se pensate a Kill Bill o John Wick, cambiate aspettative. The Glory è una vendetta psicologica, strategica, quasi zen. Dong-eun non vuole uccidere i suoi bulli: vuole distruggerli dall’interno. Scoprire i loro segreti più oscuri. Rovinare le loro famiglie. Smantellare le loro vite perfette pezzo per pezzo.
Come spiega la sceneggiatrice Kim Eun-sook, il titolo si riferisce a “recuperare la dignità, l’onore e la gloria che è stata loro tolta nel momento in cui sono diventati vittime di violenza”. Non è vendetta fine a se stessa: è giustizia per chi non l’ha mai avuta.
La serie usa il Go (antico gioco di strategia cinese) come metafora: mentre i bulli giocano a dama, Dong-eun gioca a scacchi. È sempre due mosse avanti. E guardare i piani prendere forma, uno dopo l’altro, è ipnotico quanto un heist movie.

Il bullismo coreano: una piaga nazionale
The Glory è basata su fatti realmente accaduti. Nel 2006, una studentessa di Cheongju fu torturata per 20 giorni da compagne di classe: picchiata, bruciata, non le permettevano di far guarire le ferite. Finì in ospedale per sei settimane. Gli aggressori se la cavarono con “misure amministrative”.
Il bullismo scolastico è una piaga in Corea del Sud, amplificata ora dal cyberbullismo. Ma la serie va oltre i bulli stessi: denuncia la complicità sistemica. Insegnanti che chiudono gli occhi perché i bulli vengono da famiglie ricche. Poliziotti che non prendono sul serio le denunce. Genitori che preferiscono i soldi ai figli.
Come scrive The Hindu, “The Glory offre una critica tagliente della società coreana, dove i ricchi e potenti possono commettere atrocità senza conseguenze”. E quella critica sociale è forse ancora più importante della storia di vendetta.
Il cast: tutti straordinari (anche i cattivi)
Oltre alla monumentale Song Hye-kyo:
- Lim Ji-yeon è Park Yeon-jin, la bulla diventata ricca e famosa. Magnetica, terrificante, perfettamente odiabile. Ha vinto il premio come Miglior Attrice Non Protagonista ai Baeksang.
- Lee Do-hyun interpreta Joo Yeo-jeong, un medico che si allea con Dong-eun per le sue ragioni personali. La chimica tra i due è palpabile, anche se questa non è una love story.
- Yeom Hye-ran è la cameriera che aiuta Dong-eun, in una delle relazioni più toccanti della serie.
- Jung Ji-so (quella bambina ricca di Parasite) è straordinaria come Dong-eun adolescente. Ogni scena di bullismo fa male fisicamente.
Anche i “cattivi” sono tridimensionali: capite perché sono diventati mostri, anche se non li giustificate mai.
Visivamente ipnotico, emotivamente devastante
La regia di Ahn Gil-ho (Happiness, Memories of the Alhambra) è impeccabile. Usa una palette cromatica fredda – blu, nero, viola, persino il rosso ha tonalità blu – che riflette l’anima gelida di Dong-eun. La fotografia è cinematografica, quasi leonardesca in certi momenti.
La colonna sonora (inclusa “The Truth Untold” dei BTS) amplifica ogni emozione senza mai risultare manipolatoria. E il montaggio alterna presente e passato con fluidità, rendendo i flashback parte integrante della narrazione, non semplici riempitivi.
Ma attenzione: le scene di violenza sono grafiche, disturbanti, difficili da digerire. Se siete sensibili a tematiche come bullismo, violenza domestica, abusi sessuali, procedete con cautela. La serie non risparmia nessuno.

16 episodi che volano (nonostante la pausa Netflix)
L’unica vera critica? Netflix ha diviso la serie in due parti con tre mesi di pausa tra l’una e l’altra. Un cliffhanger crudele che ha fatto impazzire i fan. Ma ora che è completa, potete divorarla tutta d’un fiato.
E vi assicuro: lo farete. Perché The Glory è binge-watching puro. Come scrive Forbes, “è una trama che non puoi perdere neanche un secondo, con un framing da cui non puoi distogliere lo sguardo”.
La prima parte (8 episodi) costruisce il piano. La seconda (altri 8) lo esegue. E il finale? Catartico, soddisfacente, perfetto. Alcuni dicono che la seconda parte esagera con la violenza, ma dopo quello che abbiamo visto nella prima, ogni bullo merita quello che riceve.
Il consiglio di tveserie.it
The Glory è un capolavoro. Punto. È il tipo di serie che ti cambia, che ti resta dentro per giorni, che ti fa riflettere sulla natura della giustizia, del perdono (o della sua assenza), e su quanto male possiamo infliggere agli altri.
Non è intrattenimento leggero. È una tragedia greca ambientata nella Corea del Sud contemporanea. È un thriller psicologico che ti tiene incollato allo schermo. È una denuncia sociale che non ha paura di guardare negli angoli più bui della società.
Song Hye-kyo regala la performance della sua carriera. Kim Eun-sook dimostra ancora una volta di essere la regina delle sceneggiatrici coreane. E Netflix dimostra che quando si affida ai creatori locali, la qualità è stratosferica.
The Glory ha vinto tre premi ai Baeksang Arts Awards 2023: Miglior Drama, Miglior Attrice (Song Hye-kyo), Miglior Attrice Non Protagonista (Lim Ji-yeon). E se li merita tutti.
Se non l’avete ancora vista, cosa aspettate? Se l’avete già vista, sapete esattamente di cosa sto parlando. E probabilmente avete ancora le cicatrici emotive.
Consigliato per: amanti dei K-drama, fan dei thriller psicologici, chiunque apprezzi storie di vendetta ben costruite, e tutti coloro che credono che alcune ferite non guariscono mai – ma possono trasformarsi in qualcosa di più potente.
