È il piatto italiano per eccellenza, quello che matte tutti d’accordo anche a mezzanotte, e che fa riunire famiglie, amici e persino sconosciuti. É la pasta, eccellenza del nostro Paese. Mille varianti, mille formati (più o meno) e un unico modo per cucinarla. O forse no.
Cucinare la pasta in effetti sembra l’operazione più elementare del mondo, un gesto che ripetiamo meccanicamente senza pensarci troppo da generazioni. Da sempre, insomma. Eppure, le abitudini che abbiamo ereditato non sono le uniche possibili. Detto in altre parole, bollire la pasta non è l’unico modo possibile per cuocerla.
Ce ne sono altri, alternativi e altrettanto efficienti. Alcuni più noti, altri sconosciuti ai più. Non è una questione di pigrizia o di voler fare i diversi a tutti i costi. In realtà dietro questi approcci che potrebbero sembrare strani, c’è la voglia di capire se possiamo ottenere lo stesso risultato – o magari uno migliore – ottimizzando quello che abbiamo: il tempo, l’energia e persino l’acqua.
D’altronde, la cucina è innovazione, sperimentazione. È un laboratorio che si evolve insieme a noi, alle nostre esigenze e ai nostri tempi. C’è stato il momento dei piatti elaborati, ricchi, grassi. Poi c’è stata la cucina minimalista, persino quella molecolare. Oggi c’è un ritorno alla semplicità, e un’attenzione all’ambiente. Siamo diventati (giustamente) ossessionati dagli sprechi e dall’efficienza, e anche la classica pentola che bolle per un quarto d’ora comincia a sembrare un po’ anacronistica, per qualcuno.
Siamo abituati a pensare che il bollore sia l’unico segnale che la cottura sta avvenendo. Vedere l’acqua che si muove forte ci rassicura, ci dà l’idea che la pasta stia cuocendo e che quello è il modo giusto. Ma se la cucina è sperimentazione, come abbiamo detto, perché non può esistere un altro modo? In realtà più di uno, se vogliamo essere precisi. Proviamo a scoprirli e perché no, a sperimentarne qualcuno.

Metodi alternativi tra padelle e risparmio
Partiamo da quello che conosciamo tutti: la pasta espressa. Che non è altro che il metodo classico, quello che ci hanno insegnato a casa fin da piccoli.
Il procedimento lo sappiamo: aspetti che l’acqua bolla, butti la pasta e la giri ogni tanto. Però, per farla come si deve, il trucco è scolarla un minuto prima di quanto riportato dalla confezione. In questo modo la pasta resta bella “al dente” e non diventa molla.
Il passaggio fondamentale infatti avviene dopo. Invece di condirla direttamente nel piatto, la si mette in padella con il sugo per l’ultimo minuto di cottura. Saltandola insieme al condimento, la pasta rilascia un po’ di amido che serve a creare un legame con il sugo. È un gesto veloce e pratico. La normalità, insomma.
Un metodo che negli ultimi anni è invece diventato un vero tormentone e che sicuramente avrai già provato è la pasta risottata. Il nome dice già tutto, perché il procedimento è praticamente identico a quello che si usa per fare un risotto.
In questo caso non si aspetta che la pasta sia quasi pronta per scolarla. Al contrario, la si lascia nell’acqua bollente solo per i primi minuti, giusto il tempo di farla ammorbidire un po’. Poi, quando è ancora decisamente cruda, la si sposta direttamente nella padella insieme al condimento.
Da qui in poi inizia la vera “risottatura”. Invece di lasciarla bollire da sola, si aggiunge un mestolo di acqua di cottura alla volta (o di altro liquido) continuando a mescolare. Così la pasta rilascia gradualmente tutto il suo amido che, invece di finire buttato nello scarico del lavandino, si unisce al sugo. Il risultato finale è quella cremina che tanto ci piace nel risotto.
Un altro metodo, forse il più sottovalutato e probabilmente il meno utilizzato è quello della pasta in pentola a pressione. La soluzione ideale per chi ha i minuti contati o vuole semplicemente tagliare i consumi di gas, visto che i tempi di cottura si dimezzano letteralmente.
In questo caso, le regole cambiano del tutto. Se siamo abituati a usare litri e litri di acqua, con la pentola a pressione ne basta pochissima, quasi un terzo rispetto al solito. C’è di buono poi che anche il sale va ridotto, perché l’ambiente chiuso della pentola concentra molto di più i sapori. E non serve aggiungere olio, al massimo proprio un filo per sicurezza.
Bisogna però fare attenzione ad alcuni dettagli, come il formato della pasta o quanto sugo stiamo usando, perché tutto avviene molto velocemente.

C’è poi la one-pot pasta. Questa l’abbiamo vista in qualche video sui social che effettivamente potrebbe averci fatto rabbrividire, ma vale la pena provare almeno una volta. In pratica si usa una sola pentola e si cuoce tutto assieme. Nel vero senso della parola: metti la pasta, aggiungi il condimento – aglio, cipolla, verdure o quel che è – acqua o brodo e cuoci. Dicono che sia buona. Quanto meno avrai meno stoviglie da lavare, mettiamola così.
Infine, c’è il metodo che molti hanno iniziato a usare per necessità, guardando ai rincari in bolletta, ma in realtà è una tecnica che ha basi solidissime: la pasta senza fuoco. Ovvero la cottura passiva.
Il concetto è l’esatto opposto di quello che facciamo di solito. Si porta l’acqua a bollore, si butta la pasta e la si lascia andare per appena due o tre minuti. Poi, si spegne tutto. Si chiude bene con il coperchio e si lascia che sia il calore accumulato nell’acqua a finire il lavoro. Basta aspettare i minuti indicati sulla confezione e la pasta sarà pronta.
Come abbiamo detto, vale la pena provare. Magari troviamo il metodo che fa per noi, potrebbe essere una bella scoperta.
