Message from the King: il thriller Netflix con Chadwick Boseman che merita una seconda chance

Ana Maria Perez

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Poster con titolo "Message from the King", che presenta due mani che afferrano una catena di metallo, ambientato su uno sfondo di cielo scuro e uno skyline urbano.

Prima di diventare Black Panther, prima di vincere premi per Ma Rainey’s Black Bottom, Chadwick Boseman ha interpretato Jacob King in Message from the King, un thriller noir dimenticato che merita assolutamente di essere recuperato. E sapete perché? Perché qui Boseman dimostra una profondità attoriale che va oltre i cinecomic e i biopic: è crudo, silenzioso, devastante.

Uscito nel 2017 dopo la presentazione al Toronto International Film Festival 2016, il film è scivolato sotto i radar della maggior parte degli spettatori. Un peccato, perché stiamo parlando di un revenge thriller teso come una corda di violino, diretto dal belga Fabrice Du Welz (maestro dell’horror cupo) e prodotto da Stephen Cornwell, figlio del leggendario John le Carré.

Los Angeles come labirinto infernale

Jacob King arriva a Los Angeles dal Sudafrica con una missione semplice: trovare la sorella scomparsa. Quello che inizia come una ricerca disperata si trasforma rapidamente in una discesa negli inferi della città degli angeli, dove ogni porta nasconde corruzione, droga, sfruttamento e menzogne.

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La Los Angeles di Du Welz non è quella patinata di Hollywood. È sporca, desaturata, filmata con luci fredde che trasformano la città in una prigione claustrofobica. Qui i sorrisi nascondono inganni, i produttori cinematografici sono predatori, e i medici sono complici di traffici criminali. Jacob si muove in questo territorio ostile come un fantasma, silenzioso ma letale.

La vendetta come atto d’amore

Quello che rende Message from the King diverso dai soliti thriller action è la sua anima malinconica. Jacob non è John Wick che sfoga la rabbia a suon di proiettili. È un uomo stanco, spezzato dal dolore, che cerca giustizia non per vendetta cieca, ma per amore. Per restituire dignità a chi non può più difendersi.

Boseman domina ogni scena con una performance controllata, asciutta, dove più che le parole conta lo sguardo. Dietro ogni gesto si percepisce un dolore costante, una stanchezza esistenziale di chi ha visto troppo. Non è un supereroe: è un uomo che ha perso tutto e si aggrappa all’unica cosa che gli resta, la memoria di sua sorella.

Cast solido in un mondo di ambiguità

Accanto a Boseman, Teresa Palmer (vista in La scelta e Warm Bodies) interpreta Kelly, una single mom coinvolta suo malgrado nel vortice di violenza. Luke Evans (La ragazza del treno, Fast & Furious) è perfetto nel ruolo di uno dei villain, mentre Alfred Molina aggiunge peso al cast nei panni di un avvocato corrotto.

Tutti i personaggi si muovono in una zona grigia morale dove nessuno è completamente innocente, e tutti hanno qualcosa da nascondere. È questo il territorio che Du Welz ama esplorare: l’ambiguità, il confine sottile tra giustizia e vendetta, tra bene e male.

Violenza improvvisa e tensione costante

Il film costruisce la tensione lentamente, come un elastico tirato al massimo. Poi, quando meno te lo aspetti, esplode in scariche di violenza brutale e catartica. Du Welz non risparmia il pubblico: le scene d’azione sono crude, sporche, dolorose. Niente coreografie patinate: solo rabbia pura che si sfoga contro chi ha distrutto vite innocenti.

La colonna sonora elettronica contribuisce a creare un’atmosfera soffocante, quasi claustrofobica. La fotografia livida trasforma Los Angeles in un incubo urbano dove la speranza sembra un’illusione lontana.

Perché è passato inosservato?

Con un 50% su Rotten Tomatoes, 63% su Google e 6,4/10 su IMDb, Message from the King ha ricevuto recensioni contrastanti. La critica ha apprezzato Boseman (come sempre), ma alcuni hanno trovato la trama troppo familiare, un assemblaggio di elementi già visti in altri noir urbani.

Il problema principale? È uscito nel 2017, in un periodo in cui Boseman non era ancora diventato la megastar che conosciamo. Se fosse uscito dopo *Black Panther*, probabilmente avrebbe ricevuto molta più attenzione. Invece è finito nel limbo dei “film Netflix che nessuno ha visto”.

Vale la pena recuperarlo?

Assolutamente sì. Message from the King non reinventa il genere, ma lo esegue con maestria e onestà emotiva. È un film che ti lascia addosso una sensazione di inquietudine, che ti fa riflettere sul prezzo della giustizia personale e su quanto possiamo spingerci per chi amiamo.

Soprattutto, è l’occasione per vedere Chadwick Boseman in un ruolo diverso da quelli che lo hanno reso iconico. Niente supereroi, niente eroi storici: solo un uomo solo contro un sistema marcio, guidato dall’amore e dalla disperazione.

Come ha scritto qualcuno: non è solo un film sulla vendetta, ma sull’amore che sopravvive anche quando tutto il resto è perduto. E in un mondo di cinecomic e sequel senza fine, un thriller adulto e maturo come questo è sempre il benvenuto.

Le considerazioni di tveserie.it

Message from the King è quel tipo di film che Netflix ha in catalogo ma che l’algoritmo non ti proporrà mai. È troppo crudo per il pubblico mainstream, troppo lento per chi cerca action sfrenato, troppo malinconico per chi vuole intrattenimento leggero.

Ma se amate i noir urbani, se apprezzate Chadwick Boseman oltre i ruoli che lo hanno reso famoso, e se cercate thriller che non abbiano paura di sporcarsi le mani, questo film fa per voi.

Consigliato per i fan di Chadwick Boseman, amanti dei thriller noir, chi apprezza film come Taxi Driver e Man on Fire, e chiunque cerchi su Netflix qualcosa di più sostanzioso della solita produzione standardizzata.

Dove vederlo: Disponibile in streaming su Netflix

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