Il 2025 cinematografico ci ha regalato blockbuster clamorosi, sequel attesissimi, e Oscar bait prevedibili. Ma i veri cult movie non nascono dai red carpet o dalle classifiche del box office. Nascono da film coraggiosi, divisivi, che qualcuno ama visceralmente e qualcun altro detesta. Film che tra dieci anni la gente riscoprirà e dirà: “Come abbiamo fatto a non capirlo subito?”.
Ecco alcuni film usciti nel 2025 destinati a diventare cult assoluti. Alcuni hanno diviso critica e pubblico. Altri sono passati sotto i radar. Ma tutti hanno quel qualcosa di speciale che li rende immortali.
1. Frankenstein di Guillermo del Toro (Netflix)
Perché diventerà cult: È del Toro che fa del Toro, al massimo delle sue capacità
Quando Guillermo del Toro ha presentato Frankenstein alla Mostra di Venezia, ha dichiarato: “Per me è la Bibbia”. E si vede. Questo non è l’ennesimo adattamento del classico di Mary Shelley. È la visione definitiva di un regista che ha aspettato 20 anni per realizzarla.
Con Oscar Isaac (Victor Frankenstein) e Jacob Elordi (la Creatura), del Toro costruisce un’epopea gotica che è insieme horror, melodramma, e riflessione sulla paternità. La Creatura non è un mostro: è bella, quasi statuaria, danzante nei movimenti. E questo ribaltamento è esattamente il tipo di scelta coraggiosa che divide il pubblico ma conquista i veri appassionati.
85% su Rotten Tomatoes, 7.7/10 su IMDb, e soprattutto: zero CGI. Solo artigianato old-school. Set costruiti fisicamente. Mostri veri. In un’era dominata dall’AI e dal digitale, questo manifesto contro la tecnologia diventerà sempre più prezioso col tempo.
Dove vederlo: Netflix
Perché sarà cult: Tra 10 anni, quando tutto il cinema sarà fatto con AI, questo film sarà citato come l’ultimo capolavoro artigianale.
2. Nosferatu di Robert Eggers (Universal)
Perché diventerà cult: horror d’autore che ridefinisce il vampiro
Robert Eggers (The Witch, The Lighthouse, The Northman) porta sullo schermo il suo Nosferatu, remake del classico muto di Murnau del 1922. E come sempre con Eggers, non è un semplice remake: è un’opera d’arte gotica, claustrofobica, terrificante.
Bill Skarsgård interpreta il Conte Orlok con una performance così fisica e disturbante da renderlo irriconoscibile. Nicholas Hoult è il povero Thomas Hutter che porta la maledizione a casa. E Lily-Rose Depp è Ellen, la donna posseduta dal desiderio oscuro per il vampiro.
Eggers ha ricostruito la Transilvania del 1838 con ossessiva accuratezza storica. Ha usato luce naturale, candele vere, niente CGI quando possibile. Il risultato è un film visivamente sbalorditivo, che sembra un dipinto gotico preso vita. E terrificante: le scene di Orlok che emerge dall’ombra sono da incubo.
87% su Rotten Tomatoes, ma soprattutto: è un horror che non cerca l’applauso facile. È lento, opprimente, più simile a Bergman che a The Conjuring. E per questo diventerà un cult tra gli appassionati di horror serio.
Perché sarà cult: perché Eggers sta creando un canone di horror d’autore che tra 20 anni sarà studiato come quello di Carpenter o Cronenberg.
3. I’m Still Here di Walter Salles (Sony Pictures Classics)
Perché diventerà cult: cinema politico che l’America ha urgente bisogno di vedere
I’m Still Here (titolo originale: Ainda Estou Aqui) è il film brasiliano diretto da Walter Salles (I diari della motocicletta, Sulla strada) che ha vinto il premio per la Miglior Attrice a Venezia per Fernanda Torres.
Racconta la storia vera di Eunice Paiva, una madre di famiglia il cui marito, il deputato Rubens Paiva, fu rapito e ucciso dalla dittatura militare brasiliana nel 1971. Per 40 anni Eunice ha lottato per la verità, diventando un simbolo della resistenza contro l’oppressione.
Il film è stato un successo straordinario in Brasile (oltre 3 milioni di spettatori), ma negli Stati Uniti è uscito in sala limitata. Perché? Perché è cinema politico, scomodo, che parla di dittature, torture, sparizioni forzate. Temi che Hollywood preferisce ambientare nel passato lontano, non nel 1971.
Ma è esattamente questo che lo renderà cult: tra 10 anni, quando guarderemo indietro a questo periodo politico, I’m Still Here sarà visto come un film profético. Un avvertimento. Una testimonianza.
95% su Rotten Tomatoes, candidato brasiliano agli Oscar, e soprattutto: una performance di Fernanda Torres che sarà ricordata per decenni.
Perché sarà cult: perché il cinema politico che dice la verità diventa sempre cult col tempo.
Menzione d’onore (che potrebbesorprenderci)
Un altro film del 2025 che ha il potenziale per diventare cult è The Brutalist di Brady Corbet – Epopea di 3 ore e mezza su un architetto ungherese in America (Adrien Brody da Oscar).
Corbet costruisce un film che riflette l’architettura del titolo: solido, spigoloso e profondamente umano, capace di esplorare i temi del genio, del trauma e dell’integrazione. Non lasciatevi spaventare dalla durata. Il film ha il ritmo dei grandi classici del passato (pensate a Il Petroliere o C’era una volta in America), un’esperienza immersiva che richiede pazienza ma restituisce pura arte visiva.
Perché questi film diventeranno cult
I cult movie hanno caratteristiche comuni:
- Divisivi al momento dell’uscita – Metà adora, metà detesta;
- Visivamente distintivi – Riconoscibili al primo sguardo;
- Temi forti – Dicono qualcosa di importante, anche scomodo;
- Performance memorabili – Attori che rischiano tutto;
- Flop iniziale o successo limitato – Il grande pubblico non capisce subito.
Tutti e quattro questi film hanno queste caratteristiche. E tra 10-20 anni, quando li riguarderemo, capiremo che erano avanti. Che avevano capito qualcosa che noi ancora non vedevamo.
Come Blade Runner nel 1982. Come The Big Lebowski nel 1998. Come Donnie Darko nel 2001. Come Under the Skin nel 2013.
Il 2025 ci ha regalato potenziali cult. Sta a noi riconoscerli prima che sia troppo tardi.
