Femminicidi in calo: 5 lezioni che arrivano dalla Spagna
Benvenute su NotizieDonna, care lettrici. Come ogni anno, arriva il momento di tirare le somme su un tema che ci tocca da vicino e che, purtroppo, continua a riempire le pagine della cronaca: la violenza di genere. Parliamo di un dramma che non è soltanto un numero, ma una ferita aperta nella nostra società. Il femminicidio non è un “semplice” omicidio, ma l’atto finale che segna un atteggiamento spesso narcisistico, caratterizzato dalla necessità di controllo e di possesso.
Eppure, guardando oltre i nostri confini, scopriamo che cambiare le cose è possibile. La Spagna, infatti, ci sta insegnando che con investimenti seri e con leggi strutturali il numero delle vittime può scendere drasticamente.

Femminicidi in Italia: i dati del 2025
Partiamo da casa nostra. I dati aggiornati al 2025 ci dicono che la strada in Italia è ancora tutta in salita. Solo nei primi dieci mesi dell’anno, abbiamo pianto la perdita di 85 donne uccise, la stragrande maggioranza delle quali per mano di partner o ex partner. Quello che spaventa non è solo il numero assoluto, ma anche l’aumento dei casi di “overkilling”, ovvero un accanimento feroce nei confronti della vittima che dimostra quanto profondo sia ancora l’odio di genere. Nonostante le nuove leggi, il sistema italiano sembra ancora troppo incentrato sulla punizione dopo che il reato è avvenuto, più che sulla protezione preventiva delle donne che denunciano.
Il miracolo spagnolo: meno 30% di vittime
Mentre noi lottiamo con cifre che non accennano a diminuire in modo significativo, la Spagna festeggia un traguardo storico: una riduzione del 30% dei femminicidi in vent’anni. Come ci sono riusciti? Non è stato un caso e non è successo dall’oggi al domani. Gli spagnoli hanno capito che per fermare la mano di un assassino bisogna agire anni prima, lavorando sulla cultura, sull’educazione e, soprattutto, creando una rete di protezione che non lasci mai sola la donna appena pronuncia la parola “aiuto”.

La Legge del 2004: una svolta epocale
Tutto è iniziato con la Legge Organica 1/2004, introdotta dal governo Zapatero. Questa norma non è solo un pezzo di carta, ma una rivoluzione integrale. Ha istituito tribunali specializzati composti da giudici formati specificamente sulla violenza di genere, garantendo che una donna non debba spiegare il suo trauma a chi non lo comprende. Ha introdotto ordini di protezione immediati e, cosa fondamentale, ha riconosciuto che la violenza di genere è un problema di salute pubblica e di democrazia, non un fatto privato tra le mura domestiche.
Investimenti reali contro buoni propositi
La vera differenza, care amiche, la fanno i soldi. La Spagna investe ogni anno circa 600 milioni di euro nel Ministero per l’Uguaglianza. Questi fondi servono a finanziare centri antiviolenza aperti 24 ore su 24, assistenza legale gratuita immediata e sussidi economici per le vittime prive di indipendenza finanziaria. In Italia, purtroppo, le leggi spesso vengono approvate “senza nuovi oneri per lo Stato”. Questo significa che abbiamo le norme, ma mancano le risorse per applicarle, lasciando i centri antiviolenza a combattere con budget ridotti all’osso.
Il sistema VioGén e la prevenzione tecnologica
Un altro pilastro del successo spagnolo è il sistema VioGén, una piattaforma tecnologica che mette in rete la polizia, gli assistenti sociali e la magistratura. Questo sistema valuta in tempo reale il livello di rischio di ogni donna che denuncia, consentendo di attivare misure di protezione personalizzate prima che sia troppo tardi. In Italia, invece, sentiamo ancora troppo spesso storie di donne che hanno denunciato più volte senza essere ascoltate. La Spagna ci dimostra che il monitoraggio costante dei “reati sentinella” (come lo stalking o le minacce) salva vite umane.

Cosa manca all’Italia per cambiare rotta?
Il confronto è impietoso: mentre la Spagna ha istituzionalizzato la lotta alla violenza, l’Italia si muove ancora in una logica emergenziale. Ci servono tribunali specializzati come quelli spagnoli e, soprattutto, una formazione obbligatoria per tutti gli operatori delle forze dell’ordine e della magistratura. Ma serve anche una rivoluzione culturale nelle scuole, che la Spagna ha avviato da anni con l’educazione sessuale-affettiva. Solo trattando il femminicidio come un problema strutturale della nostra società potremo sperare di vedere, anche qui, quel segno meno davanti alle statistiche.
