Cibi ultraprocessati: quali e come riconoscerli
Ciao a tutti e tutte, cari amici e amiche di NotizieDonna! Oggi affrontiamo un tema di attualità che riguarda da vicino il modo in cui facciamo la spesa e gestiamo la nostra dispensa. Come sapete, vi parliamo spesso dei pericoli dei prodotti industriali e oggi andremo a fondo, perché di recente sono stati pubblicati dati che ci aiuteranno a capire meglio i pericoli dei cibi ultraprocessati, senza ricorrere a toni scandalistici. In fondo, grazie alla scienza, siamo in grado di capire se ciò che portiamo in tavola è buono o piuttosto scarso.
Ed ecco che oggi, al centro del dibattito, ci sono le sostanze utilizzate dall’industria alimentare per prolungare la durata dei prodotti, che spesso consumiamo senza nemmeno accorgercene. Fortunatamente, nel nostro Paese possiamo difenderci da eventuali pericoli grazie al lavoro dei laboratori che tutelano i consumatori (come quelli di Altroconsumo) e del Ministero della Salute, che controlla i prodotti messi in vendita, come vi raccontiamo settimanalmente nella nostra rubrica dei richiami alimentari.
Oggi esploreremo insieme i risultati di una recentissima ricerca scientifica per capire come muoverci con serenità tra gli scaffali del supermercato.

Cosa dice lo studio epidemiologico sui cibi ultraprocessati
Per comprendere a fondo la questione dei cibi ultraprocessati, dobbiamo guardare ai dati concreti recentemente pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica European Heart Journal. Gli esperti hanno condotto un’ampia analisi nell’ambito del progetto di ricerca francese NutriNet-Santé. Gli scienziati hanno monitorato per circa un decennio la dieta e lo stato di salute di ben 112.395 volontari. Parliamo di uno dei primi studi su scala internazionale che non valuta i prodotti industriali in senso lato, bensì analizza l’impatto dei singoli additivi sulla salute cardiovascolare.
Volete sapere qual è il risultato di questa ricerca mastodontica? Gli studi hanno evidenziato che un consumo eccessivo e continuativo di determinati composti chimici è associato a un incremento del 29% del rischio di sviluppare l’ipertensione e del 16% del rischio di andare incontro a problematiche cardiache più gravi, come l’infarto.
Facciamo subito un passo indietro: i numeri non devono spaventarci, ma piuttosto ricordarci che possiamo consumare tutto, purché i prodotti che subiscono una maggiore trasformazione industriale siano limitati.
I risultati inattesi dell’analisi di diciassette sostanze ritenute naturali
Un aspetto particolarmente interessante emerso dalla ricerca riguarda la distinzione tra le diverse categorie di additivi alimentari presenti nei cibi ultraprocessati. Lo studio ha analizzato nel dettaglio diciassette sostanze comunemente usate e ha scoperto che ben otto di esse mostrano una relazione con l’aumento della pressione. Ma, sorprendentemente, in questo elenco compaiono alcuni elementi che solitamente consideriamo innocui o addirittura benefici, come la vitamina C. Vediamo:
Le 8 sostanze legate all’aumento dell’ipertensione
I ricercatori hanno calcolato le seguenti percentuali di aumento del rischio rispetto a chi consuma questi additivi contenuti nei cibi ultraprocessati in quantità minime:
- Sorbato di potassio (E202): aumento del rischio del 39%
- Acido citrico (E330): aumento del rischio del 25%
- Metabisolfito di potassio (E224): aumento del rischio del 16%
- Nitrito di sodio (E250): aumento del rischio del 16%
- Acido ascorbico (E300, ovvero la vitamina C): aumento del rischio del 14%. Questa specifica molecola è risultata anche l’unica associata a un rischio del 15% per patologie cardiovascolari in generale.
- Eritorbato di sodio (E316): aumento del rischio del 14%
- Ascorbato di sodio (E301): aumento del rischio del 12%
- Estratti di rosmarino (E392): correlazione positiva confermata.
Le restanti 9 sostanze contenute nei cibi ultraprocessati
Le altre 9 molecole che completavano la rosa delle 17 sostanze più consumate (tra cui l’acido acetico E260, il nitrato di potassio, i solfiti totali e vari altri stabilizzanti) sono state esaminate allo stesso modo ma, all’interno di questa specifica indagine decennale, non hanno mostrato un impatto statisticamente significativo sui valori della pressione sanguigna.
Gli scienziati spiegano che, sebbene tali molecole siano fantastiche quando assunte attraverso la frutta fresca, l’uso spropositato come additivi industriali in molti prodotti confezionati può alterare l’equilibrio nell’organismo.

La dieta mediterranea è sempre il numero uno in tema salute
Ora è giunto il momento di concentrarci sulle ottime notizie che rendono unico il nostro stile di vita. Sapete che a NotizieDonna piace ricordare che la dieta mediterranea è il modello alimentare più premiato al mondo per il benessere che procura, soprattutto a chi soffre di problemi cardiaci. Questo regime, che, come sapete, si basa sul consumo di verdure di stagione, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine d’oliva (e non su cibi ultraprocessati), è noto per la sua assenza di sostanze industriali particolari.
Gli alimenti freschi della nostra tradizione non contengono molecole create per durare mesi su uno scaffale: anzi, sono pieni di antiossidanti che lottano per mantenere le arterie giovani. Come diciamo spesso, seguite questo modello se volete tutelare la vostra salute senza rinunciare al piacere della buona tavola.
Consigli pratici per ridurre la presenza di additivi
Ecco cosa potete fare se volete mantenere la freschezza di ciò che acquistate ed evitare, nel contempo, di acquistare cibi ultraprocessati che potrebbero mettere in pericolo il vostro cuore:
- Scegliete la semplicità: quando acquistate un alimento confezionato, abbiate l’abitudine di leggere l’elenco degli ingredienti sul retro della confezione. Come diciamo spesso, “less is more”: meno voci sono presenti, più il prodotto è vicino al suo stato naturale.
- Prediligete il freddo alla conservazione chimica: se avete particolari esigenze di acquistare cibi pronti per ottimizzare i tempi in cucina, date priorità i prodotti surgelati rispetto a quelli conservati a temperatura ambiente. Il freddo conserva i prodotti molto bene e non richiede l’aggiunta di additivi chimici per evitare che il cibo vada a male.
- Riscoprite la cucina di casa: dedicate del tempo – ragionevole – alla preparazione dei pasti partendo da materie prime, come i legumi secchi o la verdura fresca: eliminerete alla radice il problema degli additivi e vi gusterete piatti più saporiti, sani ed economici.

Andiamo verso un consumo più sano e mirato
In conclusione, cari amici e amiche, le evidenze scientifiche condivise dai principali organi di informazione internazionali, come la CNN, in merito ai cibi ultraprocessati non vanno lette come un divieto assoluto, bensì come un invito a consumarli con moderazione. Sicuramente l’eccesso di prodotti industriali può appesantire il nostro sistema cardiocircolatorio di brutto e, ora che lo sappiamo, dobbiamo fare di tutto per evitarlo.
Non dobbiamo fare grandi rinunce: si tratta solo di ristabilire il giusto equilibrio, che si ottiene rimettendo al centro della tavola gli alimenti freschi che la nostra terra ci offre al posto di quelli, spesso più economici, che l’industria ci invita ad acquistare.
