Assorbenti: un prodotto che milioni di donne non possono permettersi
Ciao a tutte, amiche di NotizieDonna! Oggi affrontiamo un argomento delicato e di grandissima attualità, che unisce l’innovazione ecologica alla solidarietà femminile. Se n’è parlato tanto sui social e ho pensato che riflettere un po’ ci facesse bene. Vi siete mai fermate a pensare a quanto costa l’igiene intima ogni mese? Per molte di noi è una spesa scontata, ma per milioni di donne nel mondo – comprese molte ragazze e persone senzatetto nel nostro Paese – acquistare una confezione di assorbenti è un lusso che non si possono permettere. Immaginate il disagio di quei giorni, ogni mese, per tanti anni. Fortunatamente, la tecnologia e la solidarietà stanno cercando – e trovando – soluzioni geniali ed economiche. Guardate quello che vi raccontiamo oggi!

Il progetto nato da una studentessa: assorbenti dalle fibre di banana
Una bellissima notizia, ad esempio, si deve all’intuizione di una ragazza brasiliana, come riportato in un approfondito articolo del portale GreenMe. La designer Rafaella de Bona Gonçalves ha previsto la realizzazione di assorbenti totalmente biodegradabili ed ecologici utilizzando gli scarti delle piantagioni di banane, in particolare le fibre dei fusti che normalmente verrebbero buttate via. Attraverso un processo tecnologico molto semplice, queste fibre vegetali vengono trasformate in un materiale straordinariamente assorbente, morbido sulla pelle e sicuro; inoltre, il costo dei kit igienici è molto basso, tanto da essere pensato proprio per distribuirli gratuitamente alle donne che non possono permetterseli.
L’intuizione di Raffaella (battezzata “Progetto Maria”) è nata inizialmente come tesi di laurea mentre studiava design del prodotto all’Università Federale del Paraná. L’idea ha colpito nel segno fin da subito per il suo altissimo valore sociale e scientifico, tanto da valerle il prestigioso iF Design Talent Award.
Ma come funzionano gli assorbenti, in pratica?
Ma vi starete chiedendo: come sono fatti, concretamente, questi assorbenti? L’idea è tanto semplice quanto geniale e ricorda da vicino il rotolo di carta igienica! Le fibre di banana, una volta lavorate e igienizzate, vengono trasformate in una striscia di materiale ultra-assorbente e morbido, che viene poi avvolta in un pratico rotolo. Le donne non devono fare altro che strappare la lunghezza desiderata, piegarla e utilizzarla. Questo sistema elimina la necessità di confezioni singole in plastica, abbatte i costi di produzione e rende l’utilizzo immediato, intuitivo e personalizzabile per ogni esigenza.

Tecnologia e capacità al servizio dell’ambiente
Pensate al valore di questo progetto in tantissimi settori: oltre all’enorme valore sociale, gli assorbenti realizzati con fibre di banana sono completamente biodegradabili e tornano alla terra in poche settimane, senza lasciare alcuna traccia di microplastiche. Pensate che gli assorbenti tradizionali che acquistiamo al supermercato sono composti per una grandissima percentuale di plastica e materiali non riciclabili, e impiegano oltre 500 anni per decomporsi nell’ambiente. Questo progetto è un esempio di come, grazie alla tecnologia applicata ai materiali naturali, si può migliorare la qualità della vita di molte donne e, nel contempo, fare un favore al nostro pianeta, che noi adoriamo.
Che cos’è la povertà mestruale e dove trovare i dati
Per capire la portata di questo problema, basta guardare i dati diffusi dalle organizzazioni internazionali. Non stiamo parlando di una realtà riferibile solo ai Paesi in via di sviluppo: anche in Europa e in Italia questo disagio è in crescita a causa delle difficoltà economiche affrontate da molte famiglie. Spesso, le madri con problemi preferiscono usare vecchi stracci lavabili anziché assorbenti e spendere 3 euro per comprare il latte. Come sottolineato nelle campagne di sensibilizzazione del Parlamento europeo, l’accesso ai prodotti igienici essenziali è un diritto fondamentale per la salute e la dignità umana. Ed è giusto che si parli di questo argomento per poterlo abbattere, senza nascondersi dietro ai tabù che ancora oggi circondano il ciclo femminile.

Come possiamo fare la differenza nel nostro quotidiano?
Davanti a queste storie di innovazione, viene naturale chiedersi: “Cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo, per venire incontro a chi si trova in questa situazione?“. Le soluzioni pratiche sono davvero tante e alla portata di tutte. Una delle azioni più semplici è partecipare alle iniziative della “raccolta del banco rosa” o della “spesa sospesa”, lasciando una confezione di assorbenti negli appositi carrelli dei supermercati o presso i centri di raccolta delle associazioni di volontariato della nostra città, che poi li distribuiscono alle donne senzatetto o in difficoltà economica.
Sostenere i progetti locali e le reti di solidarietà
Un altro modo bellissimo per attivarsi è collaborare con le associazioni e i collettivi femminili locali che portano avanti progetti di supporto sul territorio. Molte scuole, università e consultori stanno installando i cosiddetti “box solidali”, in cui chiunque può donare o prelevare liberamente un assorbente in caso di necessità. Supportate queste reti di mutuo aiuto, parlatene apertamente con le vostre amiche e condividete sui social storie di successo, come quella del progetto sulle fibre di banana; aiuterete a mantenere alta l’attenzione pubblica e a spingere le istituzioni verso misure concrete, come la riduzione definitiva delle tasse sui prodotti igienici femminili.
La solidarietà che ci rende una grande comunità
In conclusione, care amiche di NotizieDonna, abbiamo visto oggi che la tecnologia applicata alla sostenibilità e la solidarietà sono elementi preziosi a nostra disposizione per costruire un futuro più equo e inclusivo. L’esempio della designer giovanissima che ha messo il proprio talento al servizio delle donne più vulnerabili è un messaggio di speranza e ci ricorda che ogni piccolo gesto di solidarietà conta. È possibile cambiare le cose, partendo dal nostro carrello della spesa fino a offrire un aiuto concreto a chi ci vive accanto.
