Nati per sbaglio: le storie assurde dietro gli oggetti che usi ogni giorno

Nunzia G.

donna sorpresa

Ce li abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni, li utilizziamo in casa, al lavoro, per sport o per svago. Sono gli oggetti che ci accompagnano nella vita quotidiana, e sui quali non ci soffermiamo mai. Perché dovremmo, del resto? Li utilizziamo e finché fanno il loro dovere, non ci interessa da dove vengono.

E invece ti sorprenderà sapere che un’infinità di oggetti di uso comune sono nati per un altro scopo rispetto a quello che conosciamo. Alcuni addirittura per caso. Altri invece hanno semplicemente cambiato il loro utilizzo nel corso del tempo. Oggi ti vogliamo portare alla scoperta delle curiosità che si nascondono dietro alcuni oggetti di uso comune. E siamo certi che non li guarderai mai più con gli stessi occhi.

Le origini incredibili di alcuni oggetti di uso comune

Vogliamo iniziare questo viaggio con un oggetto che diamo per scontato oggi, ma che se manca ci si chiede come abbiano fatto in passato senza. Parliamo della carta igienica. Riuscite ad immagine come potesse essere vivere senza? Si utilizzavano stoffe, carta, foglie. O le mani. Tutto questo mentre in Cina si usava già la carta (ma quella normale, dura). Sarà solo nel 1857 che l’imprenditore newyorkese Joseph C. Gavetty inventa la carta igienica come la conosciamo oggi. Più o meno, perché per avere la morbidezza moderna si dovrà aspettare. Inoltre era venduta in foglietti singoli, racchiusi in pacchetti. Successivamente viene arrotolata, e solo dopo nasce il tubo da appendere e i trattini per gli strappi. Ma solo nel 1942 che sarà introdotto il doppio velo, sebbene fino agli anni ’50 sarà considerata un bene di lusso.

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Un altro oggetto molto utile sono i bottoni. Lo sapevi che venivano usati già nel 2000 a.C.? Sono stati rinvenuti nella valle dell’Indostan, in India. Chiaramente non come quelli moderni: in principio erano conchiglie, tagliate con forma triangolare o circolare, ed erano usate come decorazione. Nel Duecento arrivano in Europa, quando gli abiti femminili hanno bisogno di essere allacciati in un certo modo. Ma sarà solo nel 1700 che nascerà la produzione industriale e saranno alla portata di tutti.

Una storia divertente invece si nasconde dietro un cibo amato da tutti: le patatine fritte a sfoglia, le chips. Sembra infatti che siano nate per dispetto. Da parte di un cuoco, che stanco di vedere tornare indietro il suo piatto perché un cliente non era soddisfatto della cottura o dello spessore, pensa bene di tagliarle sottilissime per renderle immangiabili. E invece vengono apprezzate e arrivano fino a noi. Verità? Leggenda? Non è chiaro, ma sicuramente siamo contenti di poterle gustare in questo modo ancora oggi. E con mille sapori diversi.

Altro oggetto, altra storia curiosa. Lo usiamo per avvolgere oggetti fragili, e svolge egregiamente il suo dovere. Ma lo sapevi che in origine il pluriball (quella carta di plastica con le bolle che amiamo far scoppiare tra le dita) aveva tutt’altro utilizzo? Nasce infatti, nella mente di due ingegneri americani nel 1957, come carta da parati. Esatto, avrebbe dovuto rivestire le nostre case, come oggetto moderno e lavabile. Ovviamente ci è voluto poco per capire quanto fosse orribile una simile idea. Tentano così di rivenderlo come isolante per le serre. Pensavano che l’aria nelle bolle potesse trattenere il calore, e invece ecco un altro flop: il materiale non era abbastanza resistente e non funzionava bene come speravano. Dopo qualche anno un addetto marketing della società da loro fondata, lo usa per imballare un computer da spedire. Uno dei primi, costosissimi modello IBM. E siccome prima di allora venivano usati paglia e giornali, non esattamente l’ideale per proteggere un oggetto tanto delicato, il successo è immediato.

Play-doh

Sarà ancora un errore a far nascere un oggetto amatissimo e utilizzato ovunque: le bustine da tè. Sembrerebbe infatti che nel 1908 un commerciante di New York abbia avvolto le foglie di tè in sacchetti di seta per evitare che si mischiassero tra loro durante una spedizione. Ma chi le ha ricevute ha immerso direttamente i sacchetti nell’acqua bollente, pensando che servissero a quello. Del resto, dover filtrare ogni volta il tè preparato da foglie sfuse potrebbe essere poco pratico. Sarà poi dopo diversi tentativi e ricerche che nel 1930 circa, la costosa seta verrà sostituita dal tipo di carta che conosciamo oggi, per merito di un ingegnere tedesco.

Infine, incredibilmente, da un altro errore e in due Paesi diversi, a distanza di pochi anni, nasce uno dei giochi più amati dai bambini: il Pongo in Italia e il Play-Doh in America.

Il Pongo è un orgoglio tutto italiano. Ed è nato a Firenze negli anni ’50 in modo quasi assurdo. Durante la produzione di cera per scarpe, per un errore nel dosaggio, la fabbrica si ritrova con centinaia di chili di materiale plasticoso e non adatto all’uso. Ma allo stesso tempo qualcuno si accorge che questo tipo di cera è molto morbida, non unta e soprattutto non secca mai. Un po’ di colore e la gioia dei bambini è fatta.

Una storia simile accade dall’altra parte dell’oceano. Negli Stati Uniti il Play-Doh che conosciamo oggi nasce per pulire i muri. Esatto, una pasta gommosa a base di farina, acqua e sale che serviva ad eliminare la fuliggine dovuta a riscaldamento a carbone dalla carta da parati. Ma quando il carbone viene sostituito dal gas, l’azienda rischiò il fallimento, finché non capirono che i bambini adoravano giocarci. Basta non lasciarlo fuori dalla scatola perché quando l’acqua evapora, diventa duro come un sasso.

Non è incredibile scoprire che da un errore di calcolo, da un dispetto o da un progetto fallito sono nate le idee più geniali? Ci avevi mai pensato?

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