Oggi sembra che nessuno possa più andare a dormire senza aver prima celebrato il sacro rito della skincare. Un termine che fino a pochi anni fa nemmeno veniva usato, diciamo la verità.
Poi non si sa come e quando (e soprattutto perché) è diventata un’abitudine collettiva irrinunciabile, quasi un’ossessione, che non risparmia più nessuno. E quando diciamo nessuno, non è un caso:
basta dare un’occhiata ad un qualunque social per imbattersi in uno dei tanti video che mostrano ragazzine piccolissime, anche dodicenni, che maneggiano sieri alla vitamina C e acidi esfolianti con la competenza che ti aspetteresti da una quarantenne.
E questa cosa farebbe anche sorridere, se non fosse invece un sintomo di quanto la società moderna con i suoi canoni di bellezza e perfezione irraggiungibili e falsati, riesca a fare leva anche sui cervelli delle più giovani. Che non diciamo che dovrebbero giocare con le bambole (ma anche sì, perché no) ma nemmeno pensare a rughe, correttore e via discorrendo. Fa riflettere no? Forse è anche un pochino inquietante, triste. Vederle preoccupate per una ruga inesistente quando noi, alla loro età, eravamo già fortunate se avevamo un gloss alla fragola appiccicoso in tasca e non sapevamo nemmeno che forma avesse una crema idratante.
Per noi “ragazze” degli anni ’70 e ’80, la cura del viso si risolveva spesso con un po’ d’acqua fresca e, nei casi più sofisticati, una passata veloce di latte detergente. Oggi invece il web è un’esplosione di tutorial infiniti: routine in dieci passaggi. Dieci. Che solo a dirlo ti passa la voglia. E poi stratificazioni di sieri, essenze coreane e dispositivi tecnologici che promettono miracoli. Il risultato? Ci ritroviamo con il bagno invaso da boccette colorate e la sensazione che, per essere davvero “a posto”, servirebbe un’ora extra ogni sera da dedicare solo allo specchio. A volte anche al mattino.
Ma diciamocelo chiaramente: tra il lavoro, la famiglia e la stanchezza cronica, chi ha davvero il tempo (e la voglia) di seguire questi regimi infiniti? Beh, magari ogni tanto, ma non tutti i giorni, dai.
E soprattutto, la nostra pelle ha davvero bisogno di essere sommersa da così tanti ingredienti tutti insieme? Il rischio, spesso, è quello di irritare il viso o di annullare l’efficacia dei prodotti usandoli nel modo sbagliato. Fortunatamente, la tendenza è cambiata: la parola d’ordine è “semplificare”. Ed è qui che entra in gioco un metodo che sta spopolando proprio perché mette ordine nel caos della nostra mensola: lo skin cycling. Per chi non sa di cosa si tratta, ci pensiamo noi a spiegarlo.

Ma cos’è, in pratica, lo skin cycling?
Nonostante il nome possa sembrare un po’ complicato, il concetto è di una semplicità disarmante. Inventato dalla dermatologa americana Whitney Bowe, questo metodo non serve a venderci altri prodotti, ma a insegnarci come usare (finalmente bene) quelli che abbiamo già. L’idea è quella di dividere la routine serale in un ciclo di quattro notti. Quindi senza perdere ore ed ore tra prodotti e trattamenti.
È la soluzione perfetta per chi vuole risultati visibili senza rischiare di ritrovarsi anche con la faccia in fiamme per aver mescolato troppi ingredienti forti. Perché il punto è proprio quello: spesso utilizziamo prodotti di cui non abbiamo davvero bisogno, troppo aggressivi, e li mescoliamo senza sapere che in realtà stiamo solo maltrattando la nostra pelle. Come funziona?
La prima sera è dedicata alla pulizia, e all’esfoliazione.
Dopo aver pulito bene il viso, si usa un esfoliante chimico (quelli a base di acidi AHA o BHA). Certo sentire parlare di acido fa paura, ma in realtà sono sicuri. Il primo si ferma sulla superficie della pelle, ed è ottimo come antietà, mentre il secondo penetra più in profondità per combattere punti neri, acne e imperfezioni simili.
Niente scrub che graffiano, ma prodotti che sciolgono delicatamente le cellule morte, per togliere il grigio dal viso e liberare i pori. La pelle è pronta per respirare.

Il secondo giorno si gioca d’attacco con il retinolo. Ottimo anti-età, serve a stimolare il collagene, attenuare le macchie e tenere a bada le piccole rughette. Poiché però si tratta di un prodotto che tende a seccare la pelle, deve essere seguito da una generosa dose di crema idratante. Hai la pelle particolarmente sensibile? Oggi c’è l’alternativa vegetale, il Bakuchiol, ottenuto dai semi di Babchi, una pianta indiana.
Le ultime due sere sono dedicate al riposo della pelle. E quindi non devi usare niente, solo un siero e una buona crema idratante, leggera e non a base grassa. Questo serve a far rigenerare la pelle, e assimilare al meglio i trattamenti delle sere precedenti.
Aggiungiamo comunque di monitorare sempre la risposta della nostra pelle, perché se è vero che i risultati dovrebbero essere visibili molto presto, è anche vero che il retinolo potrebbe non essere adatto a tutte. Quindi se senti la pelle tirare o le vedi arrossata, evita. Ricorda poi che conta molto la concentrazione, quindi se sei alle prime armi, non partire con percentuali altissime. Inizia con un tonico o un siero delicato.
Insomma, forse è arrivato il momento di smettere di rincorrere routine impossibili e riprenderci il nostro tempo, lasciando da parte i sieri complicati e le ossessioni per le rughe inesistenti.
Lo skin cycling ci insegna che per avere una pelle radiosa non serve trasformare il bagno in un laboratorio chimico, e che dobbiamo concederci il lusso della semplicità. Già la vita è tanto stressante, perché complicarcela anche in un momento che dovrebbe invece essere dedicato al relax.
