E se ti dicessimo che anche tu almeno una volta nella vita hai avuto un earworm? Non spaventarti, non stiamo parlando di una rara malattia tropicale. Anche se, a ben guardare, il nome tradotto letteralmente un pochino di paura potrebbe fare poiché significa “verme dell’orecchio”. Ed è molto più comune di quanto tu possa pensare.
Di che si tratta? Semplice: ti è mai capitato di passare una giornata intera, dalla colazione alla tisana della sera, canticchiando mentalmente lo stesso ritornello? Ecco, quello è l’earworm. E il bello (o brutto) è che questi “parassiti musicali” hanno un gusto pessimo. Raramente infatti ti ritroverai in testa una complessa opera lirica o un pezzo jazz d’autore che ti fa sentire colto e raffinato. No, il nostro cervello è molto più terra terra e preferisce le cose semplici, quasi banali. Gli earworm sono quasi sempre quei ritornelli martellanti che sembrano scritti apposta per non darti tregua. Pensa alle canzoncine dei bambini. Tutti i genitori ci sono passati: tutto il giorno la tv fissa sullo stesso canale ad ascoltare quelle melodie ripetitive, con quattro note in croce, che una volta entrate nel padiglione auricolare non ne escono più.
Magari sei lì che cerchi di concentrarti su una mail di lavoro importante, e intanto, nel retro della tua mente, parte a tutto volume la sigla di quel cartone animato che guardavi trent’anni fa o, peggio ancora, il jingle di una pubblicità di detersivi che non vedi in TV da una vita.
Ma perché succede proprio a noi? E perché proprio con quelle canzoni che magari odiamo profondamente? Non è un caso e non è sfortuna. C’è una spiegazione scientifica. Scopriamola subito.

Perché succede? La scienza spiega l’earworm
Se pensavi di essere l’unico i numeri ti faranno sentire subito meglio. Pensa che, secondo le statistiche, come afferma focus.it. oltre il 90% delle persone viene colpito da un “tarlo sonoro” almeno una volta alla settimana. La fortuna è che queste intrusioni durano poco, tra i 15 e i 30 secondi, anche se c’è un 15% di casi in cui la situazione sfugge di mano e il fenomeno diventa davvero invadente, trasformandosi in un chiodo fisso che ti accompagna per ore.
Un altro dato curioso è che capita più spesso alle donne rispetto agli uomini.
A spiegarci meglio perché queste canzoni si incollano così bene ai nostri neuroni è Elizabeth Hellmuth Margulis, una vera esperta in materia che dirige il Music Cognition Lab dell’Università di Princeton. Secondo la studiosa “a restare impressi, in genere, sono i frammenti di un brano, non un intero pezzo”. E in effetti ce ne siamo accorti tutti.
E perché proprio quel brano e non un altro? In pratica, spiega ancora la nota rivista, nel nostro cervello c’è una funzione particolare chiamata memoria audio-eidetica: in parole povere, la musica funziona come una sorta di “etichetta” che ci aiuta a catalogare e ricordare meglio i momenti della nostra vita.
A confermare questa idea ci ha pensato un esperimento del 2021: i ricercatori hanno scoperto che chi ha un “tarlo” musicale fisso in testa riesce a ricordare con una precisione incredibile i dettagli di ciò che ha vissuto in quel momento. Secondo lo scienziato Benjamin Kubit, questi ritornelli non sono un fastidio inutile, ma servono proprio a “sigillare” i nostri ricordi, impedendo che i pezzi della nostra storia personale si perdano col tempo. La canzone funge da associazione ad un avvenimento del passato.
Ma le sorprese non finiscono qui. C’è anche la teoria della ricercatrice Lauren Stewart, che paragona gli earworm a una sorta di “screensaver” della mente. Proprio come il computer fa partire delle immagini colorate quando non lo usiamo per evitare di spegnersi, il nostro cervello accende un sottofondo musicale quando non è impegnato in nulla. Ecco perché i motivetti spuntano proprio sotto la doccia o mentre camminiamo: la mente è in stand-by e ha bisogno di un riempitivo per non annoiarsi troppo.
E se pensi che succeda solo quando siamo rilassati, ti sbagli. Esperti come Ira Hyman e Steven Brown sostengono che il tarlo musicale arrivi in soccorso anche quando siamo super stressati. In quei momenti di forte tensione, il motivetto serve a “calmare le acque”.

Come liberarsene: i metodi più assurdi che funzionano per davvero
Sicuramente quando hai quel ritornello nel cervello da sei ore, l’unica cosa che vorresti è il tasto “OFF”. E anche per questo la scienza ci dà qualche dritta. Qualcuna potrebbe sembrare assurda, ma fidati, ha un suo perché.
Il primo trucco è il più strano: arrenditi e ascolta tutta la canzone. Il problema infatti è che il cervello è un perfezionista, e se si ricorda solo il ritornello, continua a farlo girare perché non sa come va a finire. Quando proprio non ne puoi più di quel pezzo, invece, prova la tecnica del “chiodo schiaccia chiodo”. Ci sono canzoni che riescono nell’impresa. Un esempio? L’inno inglese. Anche se non viene spiegato il perché pare che funzioni davvero.
E ancora, se ti dicessi che basta masticare una gomma? Sembra una barzelletta, ma pare che muovere i muscoli della bocca mandi in tilt quella parte della memoria che tiene in vita la canzoncina. In pratica, il cervello si distrae col movimento. È un metodo facile, veloce e pure economico.
Se tutto questo fallisce, l’ultima spiaggia è impegnare il cervello in qualcos’altro, tipo un cruciverba o un calcolo a mente.
Ora che sai di che si tratta e come liberartene, la prossima volta che sarai preda di un earworm saprai cosa fare.
