La cucina italiana è un atto d’amore, ma è un amore che spesso ci fa soffrire. E non parlo della bilancia o di quando la torta non lievita, ma di quella piccola, tonda e apparentemente innocua compagna di mille avventure: la cipolla.
È lei la regina indiscussa della nostra dispensa. È la base di tutto. O almeno, di gran parte del tutto. Pensateci: cosa sarebbe un ragù senza quel soffritto che profuma tutta la casa? Come faremmo a dare carattere a una zuppa, a un’insalata o a quella focaccia sfiziosa che ci salva la cena? La cipolla è ovunque, è il pilastro del sapore di ogni spadellata che si rispetti.
Però, c’è un “però” grande come una casa (e pungente come un peperoncino). Appena prendiamo il coltello, basta guardarla ed ecco che scatta il dramma. Prima un bruciorino, poi la vista si appanna e, nel giro di trenta secondi, ci ritroviamo lì, sopra il tagliere, a piangere come se avessimo appena visto il finale di Titanic (per la decima volta, ma l’effetto è sempre quello). Mascara che cola e naso pure. E quella domanda quasi che ci risuona nella mente: “Ma perché deve finire sempre così?”

Perché la cipolla ci fa piangere? La scienza dietro il “dramma” da tagliere
Prima di passare ai rimedi della nonna, facciamo un piccolo momento “curiosità” per capire cosa succede tecnicamente tra noi e il nostro bulbo preferito. Per farlo, siamo andate a sbirciare cosa dicono gli esperti di focus.it, e la spiegazione è quasi affascinante (quasi!).
In pratica, potremmo riassumere così il concetto: la cipolla non vuole essere mangiata. Punto. Quando noi entriamo in scena con il coltello e rompiamo le sue cellule, lei reagisce attivando un sistema di autodifesa. All’interno delle sue cellule in pratica ci sono delle sostanze che normalmente se ne stanno ognuna per i fatti propri. Ma appena il coltello “distrugge” la struttura del vegetale, queste sostanze si mescolano tra loro e creano una sorta di gas invisibile e super volatile (il nome tecnico è propantial-S-ossido, ma per noi è semplicemente “quella roba malefica”).
Questo gas evapora in un nanosecondo e corre verso l’unica cosa umida che trova nelle vicinanze: i nostri occhi. Quando tocca la superficie oculare, si trasforma in un irritante che il nostro cervello interpreta come un attacco. E cosa fa il nostro corpo per difendersi? Quello che sappiamo bene. Le lacrime insomma servono proprio a “lavare via” quell’arma chimica che la cipolla ci ha lanciato contro.
Come spiega poi il sito citato c’è da aggiungere che la cattiveria della cipolla dipende anche da quanto zolfo ha assorbito dal terreno: più il suolo era ricco, più la nostra amica sarà pungente e pronta a farci piangere. Insomma, non è colpa vostra e nemmeno del coltello poco affilato: è una vera e propria guerra chimica in cucina.
E quindi, come possiamo fare per evitare di trasformare ogni soffritto in una valle di lacrime? Esistono dei trucchi che funzionano davvero? Pare di sì. Scopriamoli.

Addio occhi gonfi: i trucchi degli esperti per affettare la cipolla in serenità
Appurato che la cipolla è a suo modo intelligente, nel senso che combatte per non essere mangiata, vediamo quali sono i consigli più gettonati per evitare di versare lacrime.
Uno dei segreti più condivisi dai professionisti è quello di giocare d’anticipo sulla temperatura. Se mettete la cipolla sbucciata in ammollo in una ciotola di acqua gelida per un quarto d’ora, l’enzima responsabile del vostro pianto si “addormenterà”. La reazione chimica diventa lentissima, permettendovi di affettare tutto il necessario in totale serenità. Non avete 15 minuti? Il freezer è il vostro miglior alleato: dieci minuti e la cipolla diventerà decisamente meno aggressiva. È il metodo perfetto per evitare quell’effetto “occhi gonfi” che solitamente riserviamo solo alle maratone di serie TV strappalacrime.
Pare che anche la scelta del coltello non sia solo estetica. Spesso usiamo il primo coltello che ci capita sotto mano, magari quello seghettato che usiamo per il pane. Errore. La lama seghettata agisce appunto come una piccola sega che distrugge le fibre della cipolla, facendo esplodere nell’aria una nuvola di gas irritante. Il segreto è usare una lama liscia e, soprattutto, ben affilata. Un taglio netto e rapido limita i danni alle cellule del vegetale e, di conseguenza, le emissioni di gas. Un piccolo tip extra? Tenete la lama bagnata o passatela sotto l’acqua corrente ogni due colpi: l’umidità sulla lama blocca i gas prima che prendano il volo verso il vostro viso.
Altro metodo: l’aceto. Lasciare la cipolla sbucciata a fare un breve “bagno” nell’aceto per dieci minuti renderebbe l’aria intorno al tagliere molto più respirabile. C’è anche chi suggerisce di tagliare il tutto direttamente dentro una bacinella piena d’acqua: un po’ scomodo per la precisione del taglio, ma tecnicamente infallibile perché il gas viene intrappolato dal liquido all’istante.
Se poi volete puntare sulla soluzione definitiva esistono gli “onion goggles”. Non sono semplici occhiali, ma delle vere e proprie barriere sigillate con una guarnizione in gomma che protegge gli occhi ermeticamente. Tipo occhialini da piscina, ma più imbottiti e pensati per chi non vuole rinunciare al mascara nemmeno davanti a un chilo di cipolla. Sono buffi? Moltissimo. Funzionano? Come nient’altro al mondo. Almeno così dicono.
Insomma, abbiamo le armi giuste per combattere questa guerra in cucina, non ci resta che provarle.

Io sono palermitana e spesso preparo il condimento per fare lo sfincione o il baccalà. Praticamente taglio in media 2 kg di cipolla senza versare una lacrima, mi riempio la bocca di acqua e la trattengo per tutto il tempo del taglio, ogni tanto mi svuoto la bocca e la riempio con dell’altra acqua. Provare x credere.