Oltre lo sport: cos’è il biohacking e come funziona la sfida ai limiti umani

Nunzia G.

persone con tuta e casco

Che muoversi faccia bene a tutti ormai è un fatto risaputo. Quello che però è interessante oggi è vedere come è cambiato il nostro modo di vivere lo sport. Se ci pensate, fino a qualche decina di anni fa, superata una certa età era normale “mettersi a riposo”. La terza età era vista e vissuta in maniera molto differente rispetto ad oggi, dove una persona di 70 anni può ancora correre una maratona. Merito della qualità della vita, certo, ma anche dei tempi che cambiano.

Lo sport un tempo era una roba da ragazzini o da atleti della domenica; i nostri genitori o i nostri nonni, (parlo di chi oggi ha almeno 50 anni chiaramente) una volta diventati adulti, smettevano di correre o di allenarsi perché si pensava che il fisico non dovesse più essere sforzato.

Oggi però le cose sono capovolte. Vediamo persone di cinquant’anni o più che sono in una forma fisica pazzesca, spesso migliore di quella dei ventenni, che preferiscono passare il tempo rintanati in casa davanti ad uno schermo. Si è capito finalmente che lo sport è la vera assicurazione sulla vita: mantiene i muscoli attivi, il cuore forte e la testa sveglia. In pratica, abbiamo capito che lo sport ci mantiene giovani.

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Però, come succede sempre, c’è chi non si accontenta più solo di stare in salute. Oggi viviamo in una società dove l’immagine conta tantissimo (anche troppo, per alcuni) e dove ci viene chiesto di essere sempre al cento per cento, al lavoro come nella vita privata. Le performance devono essere sempre al massimo e la stanchezza non è più ammessa.

Proprio da questa voglia di superare i limiti è nata una nuova tendenza che sta prendendo piede: il biohacking.

Il nome sembra complicato, ma il concetto è molto semplice. Invece di limitarsi a mangiare bene o fare una corsetta, chi fa biohacking cerca di mettere in atto pratiche e tecnologie per aumentare le performance e migliorare la qualità della vita. Nonché allungarla.

Conosciamo più da vicino le pratiche che ci permetteranno di vivere meglio e più a lungo.

La longevità

Il biohacking: a 70 anni più in forma che a 20

Uno dei metodi più utilizzati e noti del biohacking che conosciamo tutti senza però sapere che fa parte di questa strategia, è sicuramente il digiuno intermittente. In poche parole, si tratta di decidere quando mangiare invece di cosa mangiare. L’idea è quella di lasciare il corpo senza cibo per un certo numero di ore (di solito 16), concentrando i pasti nelle restanti 8 ore della giornata.

Perché farlo? Perché quando non mangiamo per un bel po’, il nostro corpo va in “reset”. Invece di usare l’energia del cibo appena buttato giù, inizia a bruciare i grassi accumulati per andare avanti. Il risultato sarà più energia e una bella sferzata al metabolismo. Molti atleti lo usano proprio per questo, per essere più asciutti e performanti. C’è chi dice addirittura che aiuti a restare giovani più a lungo. Ovviamente, non è una cosa da fare con leggerezza o col fai-da-te: prima di stravolgere le abitudini è sempre meglio parlarne con un medico per evitare di fare danni invece che ottenere benefici.

Un altro sistema utilizzato nel biohacking è un po’ anomalo e decisamente particolare: le camere iperbariche.

Per capire di cosa si tratta, bisogna pensare a delle strutture che nascono per scopi medici molto seri. Negli ospedali vengono usate da tempo per curare ferite difficili, intossicazioni o problemi legati alle immersioni subacquee. In pratica, sono dei contenitori chiusi dove la pressione dell’aria viene alzata artificialmente e si respira ossigeno puro al 100%.

Nel mondo del biohacking si è deciso di sfruttare questa tecnologia per “spingere” il recupero fisico oltre i limiti naturali. Quando stiamo lì dentro, il nostro sangue si riempie di una quantità di ossigeno che normalmente non potremmo mai avere. Questo ossigeno extra va a riparare i muscoli stanchi, riduce i dolori dopo l’allenamento e rigenera le cellule molto più velocemente del normale.

Molti grandi atleti internazionali le usano proprio per questo: per essere pronti a gareggiare di nuovo in tempi brevissimi, senza aspettare i naturali tempi di riposo del corpo. Oggi non sono più un’esclusiva degli ospedali, ma si trovano in centri specializzati per chiunque voglia provare a dare una ricarica immediata al proprio organismo.

Anche (e sopratutto) in questo caso, bisogna stare attenti, perché la camera iperbarica non è un massaggio rilassante, ma uno strumento medico serio. Cambiare la pressione e spingere così tanto ossigeno nel sangue potrebbe avere effetti collaterali. Ad esempio, la pressione può danneggiare le orecchie o i timpani se non si è in perfetta salute, e un eccesso di ossigeno può risultare addirittura tossico per i polmoni o il sistema nervoso se non si rispettano i tempi giusti. Inoltre, chi ha problemi cardiaci o polmonari rischia complicazioni gravi.

Come sempre, la sicurezza viene prima di tutto: prima di chiudersi in una di queste cabine, è d’obbligo farsi visitare da un medico esperto. Il “fai da te”, in questo caso, è assolutamente vietato.

Infine, l’ultimo metodo di cui vogliamo parlare e che fa parte del biohacking è forse quello che mette più a dura prova la forza di volontà: la crioterapia.

La camera iperbarica

Sicurezza e salute: perché il “fai da te” è pericoloso

Se vi è capitato di vedere sportivi che fanno il bagno nel ghiaccio dopo una gara, sappiate che la crioterapia porta tutto questo a un livello molto più estremo. In pratica, ci si infila in una cabina speciale dove si viene esposti a un freddo pazzesco, che può scendere anche tra i -110°C e i -160°C, ma solo per pochissimi minuti.

Il funzionamento è semplice: il freddo improvviso e violentissimo costringe il corpo a reagire. Il sangue corre verso gli organi vitali e, una volta usciti, la circolazione riparte a mille. Questo aiuta a sgonfiare i muscoli, toglie le infiammazioni e dà una scossa al metabolismo. Inoltre, lo shock termico libera endorfine, che sono le sostanze del buon umore, lasciando una sensazione di euforia e di grande energia mentale.

Ma ci sono dei rischi? Assolutamente sì. Esporsi a temperature così basse non è una passeggiata. Il rischio principale è legato alla pressione arteriosa, che può schizzare in alto a causa del freddo, quindi chi ha problemi di cuore o soffre di pressione alta deve stare lontanissimo da queste cabine. C’è poi il pericolo di piccole bruciature da gelo sulla pelle se non si è protetti bene (infatti si usano calze e guanti) e il rischio di svenimenti per lo shock.

Come per gli altri metodi, anche qui la regola d’oro è non improvvisare: bisogna essere in salute e farsi seguire da personale esperto che controlli ogni secondo del trattamento.

Abbiamo visto insomma quanto oggi sia cambiato il concetto di fitness, sport, e salute. Non ci accontentiamo più di “stare bene”, ma cerchiamo strumenti sempre più sofisticati per potenziare il nostro corpo. Che si tratti di digiuno, di camere iperbariche o di freddo estremo, il biohacking ci offre possibilità che fino a pochi anni fa erano riservate solo a pochi. C’è una cosa che non dobbiamo però dimenticare: il nostro corpo non è una macchina, ma un organismo vivo e delicato. Spingersi oltre i limiti è davvero necessario?

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