Per noi italiani il pane non è solo un alimento, è quasi una questione di Stato. Quante volte ci siamo ritrovate a dire “no, oggi niente carboidrati” per poi cedere miseramente davanti a quella crosticina profumata appena uscita dal forno? Come resistere a quel profumo che si sente dalla strada e sembra quasi richiamarti all’interno del panificio?
Del resto quello con il pane è un amore che parte da lontano. Si da piccoli,quando la merenda ufficiale non era una triste barretta proteica, ma quel panino imbottito (salame, cotto, cioccolato spalmabile) che mangiavi a casa ma anche al parco.
Insomma, in Italia il pane è sacro. C’è addirittura chi non riesce a finire il pranzo se non ha un pezzetto di mollica per fare la mitica scarpetta e recuperare l’ultima traccia di sugo dal piatto (un gesto che, diciamocelo, regala più soddisfazione di un intero menù degustazione). E si capisce quanto sia importante per noi già dal fatto che abbiamo una varietà pazzesca: farine integrali, di segale, di farro, grani antichi sconosciuti e tipi di pane che cambiano nome ogni dieci chilometri. Eppure, nonostante questo amore viscerale, c’è un dramma che ci accomuna tutte: quella pagnotta meravigliosa che la sera è un sogno, a volte il giorno dopo sembra già vecchia di mesi.
Ma proprio per la sua sacralità è un vero peccato doverlo buttare via. Allora meglio conservarlo nel modo giusto in modo da mantenerne la freschezza più a lungo possibile. O al massimo riciclarlo e dargli nuova vita.

Pane sempre fresco: come proteggerlo da aria e umidità
Una volta a casa con la nostra pagnotta o i panini, il problema principale è decidere come conservarli per evitare che diventino immangiabili nel giro di poche ore.
Uno dei metodi più utilizzati e non a caso forse il più pratico, consiste nel lasciare il pane nello stesso sacchetto di carta in cui ci è stato venduto. Ma non lasciarlo così: metti il tutto in un sacchetto di tela, in modo da proteggere la mollica dall’indurimento precoce e mantenere la crosta croccante grazie al minimo ricircolo d’aria. Minimo, perché è proprio l’aria la maggior nemica della nostra michetta. E non solo. Anche l’umidità, che la rende molliccia e favorisce anche la muffa: no ai sacchetti di plastica quindi, che sigillano tutto, e troppo.
Un oggetto che ormai si vede poco nelle cucine moderne e che invece è un grande alleato è il classico portapane, quello che si usava un tempo. Isola dall’umidità, dall’aria e dalla luce, mantenendo il pane fresco a lungo. C’è poi chi consiglia di avvolgere il pane in un panno di lino asciutto. Le fibre naturali aiutano a trattenere la giusta quantità di umidità interna, esattamente come farebbe un tovagliolo di carta ma con una tenuta migliore.
Un trucco poco noto ma a quanto pare molto utile è inserire un pezzo di mela nel contenitore o nel sacchetto di conservazione: questa rilascia gradualmente umidità, aiutando la pagnotta a restare morbida più a lungo. Ovviamente bisogna sostituirla spesso.
Se invece ne avete comprato un po’ troppo, non resta che congelarlo. Ovviamente una volta freddo, e solo se è fresco. Si può tagliare a fette o a pezzi, in modo da poter scongelare di volta in volta solo quanto ne serve. Infine, per consumarlo, il modo migliore è passarlo in forno preriscaldato a 180 gradi per circa cinque o dieci minuti. In questo modo tornerà quasi come quello appena comprato. E se avanza? Ci sono tante ricette per riciclarlo. Persino dolci.

Idee antispreco: riciclarlo per dargli nuova vita
Come riciclare o recuperare del pane avanzato e ormai raffermo? Il modo più veloce, pratico e comune è quello di trasformarlo in deliziose polpette. Le polpette sono sempre buone, in tutte le salse, letteralmente. Puoi aggiungere della carne per fare quelle classiche, ma puoi usare anche solo pane, che con l’aggiunta di qualche ingrediente strategico per insaporire sarà una vera bontà. Melanzane fritte e tanto pepe, per esempio. Pinoli, anche pezzetti di wurstel, se è gradito. E tutto quello che ti passa per la testa.
Oppure possiamo trasformarlo in deliziosi canederli, la specialità del Trentino Alto Adige. Con speck, uova, erba cipollina e prezzemolo, rigorosamente gustati nel brodo.
Che ne dici di un primo piatto? Ammolla il pane raffermo nel latte, poi frulla insieme a noci, olio, sale e maggiorana, e la salsa alle noci ligure è servita, per accompagnare trofie o qualunque tipo di pasta preferisci. E non è finita. Potremmo preparare un intero menù, perché, come abbiamo anticipato, è possibile realizzare anche una torta, per esempio la versione lombarda.
Dopo averlo ammollato per almeno una mezz’ora nel latte caldo, basterà aggiungere cacao amaro e amaretti frullati, uova, e a piacere uvetta, pinoli e zucchero. Si cuoce in una teglia rivestita di carta forno per circa 50 minuti e la torta paesana (o povera) è servita. Esistono anche altre varianti. Per esempio invece di pinoli e uvetta si possono utilizzare delle noci, o ancora aggiungere mele a pezzi.
Infine, sapevi che possiamo anche realizzare una pizza di pane? Il procedimento è simile: ammollare in un composto di latte, olio e acqua, creare la base in una teglia e condire normalmente con pomodoro e mozzarella. Quindi cuocere per una ventina di minuti a 200 gradi e gustare. Mai più pane vecchio, e mai più spreco.
